Bronzino: Allegoria del trionfo di Venere

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Il dipinto presentato è uno dei grandi capolavori della National Gallery e colpisce immediatamente per la brillantezza dei colori ed il buono stato di conservazione emerso dopo alcune ripuliture che hanno anche rimosso alcuni ritocchi inseriti a scopo moralistico.

Bronzino (Angelo di Cosimo di Mariano) Allegoria del trionfo di Venere 1540-45 circa Olio su tavola Londra National Gallery cm146 x 116



L’opera è una elaborata allegoria dell’amore e ne celebra i fasti, i piaceri ma anche i pericoli e la sua fine.  La grande figura nuda in primo piano, in posa serpentinata, è Venere che tiene nella mano sinistra il pomo ricevuto da Paride. Amore la abbraccia e la bacia voluttuosamente, con una mano le stringe il seno con l’altra le sorregge il capo. Stiamo quindi assistendo al momento del pieno godimento e dell’abbandono all’amore.  Vi è però un secondo ed immediato livello di lettura di  questo abbraccio; notiamo infatti che Venere con la sua mano sinistra sta sfilando una freccia ad Amore che a sua volta le sta sottraendo il prezioso diadema che le cinge il capo. I due amanti quindi al contempo si abbandonano alla passione e si ingannano a vicenda. La scena, molto complessa,  è popolata da diversi e bizzarri personaggi. Sulla destra un putto avanza ridendo ed è colto nel momento nel quale lancia petali di rosa sui due protagonisti. Rappresenta la gioia effimera dell’Amore. Dietro di lui appare un essere mostruoso con artigli e coda di serpente che tiene un favo di miele.  L’offerta del dolce nettare si rivela però ambigua; se notiamo infatti le due braccia dell’essere, queste  sono invertite; si tratta quindi di una rappresentazione allegorica della Frode. La coda di serpente tocca due maschere che a loro volta rappresentano l’inganno, la finzione sul palcoscenico dell’esistenza.  Nel lato opposto del quadro, dietro Amore, appare un essere urlante che si sta strappando i capelli ; è la Gelosia. Sopra troviamo invece un altro volto che viene interpretato come la Follia.  Ai piedi di Amore, a riempire ogni angolo del dipinto, sono poste due colombe che paiono a loro volta baciarsi richiamando la scena principale. La complessa azione si chiude con la presenza di un uomo anziano, provvisto di ali e di una clessidra,  che sta per coprire il tutto con un velo azzurro. Si tratta del Tempo che agisce ponendo termine al racconto della passione amorosa  ed ai conseguenti misfatti e deliri che spesso la accompagnano.  L’azione del tempo fa quindi calare il sipario su questa messinscena estremamente elaborata, tanto che il grande storico dell’arte Federico Zeri, ipotizza che dietro la mano del Bronzino vi sia il suggerimento di qualche letterato o raffinato pensatore dell’epoca. In opere come questa la pittura si mostra ai livelli più alti: una complessa macchina scenica piena di contenuti simbolici ma allo stesso tempo estremamente godibile sul piano estetico grazie alla maestria pittorica e compositiva del Bronzino.

Riferimenti bibliografici

Federico Zeri, Un velo di silenzio. Rizzoli Editore, 1999

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