FRIDA KAHLO – OLTRE IL MITO. RECENSIONE

CONTRO LE MOSTRE
10 marzo 2018
MOSTRE IN PIEMONTE – MARZO 2018
12 marzo 2018

MILANO, MUDEC

1 FEBBRAIO 2018 – 3 GIUGNO 2018

Frida Kahlo non solo è la più celebre pittrice messicana di sempre ma una vera e propria icona femminile del novecento. In tutto il mondo la sua figura, assurta a mito, è stata celebrata da numerose mostre che hanno sottolineato soprattutto la sua tragica esistenza tra, da una parte, le pene derivanti da  incidenti e malattie e, dall’altra, gli slanci e le cadute della passione che la legava al marito Diego Rivera anch’esso pittore. Ma proprio questa indagine quasi morbosa sulle pene fisiche e sentimentali della donna corre il rischio di offuscare l’immagine dell’artista. Come sottolinea Diego Sileo, il curatore della mostra in corso al MUDEC di Milano, “L’opera si è vista quindi radicalmente rimpiazzata dalla vita e l’artista irrimediabilmente ingoiata dal mito”. Sei anni di studio hanno portato alla realizzazione del percorso espositivo che mostra inediti materiali di archivio e le opere provenienti dalle due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo,il Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e la Jacques and Natasha Gelman Collection di New York.

In particolare al 2007 risale la riscoperta dopo oltre cinquant’anni nella casa di Azul, dove la coppia di artisti visse,  di oltre 20.000 pezzi tra lettere, fotografie, oggetti di arredo, vestiti, disegni e opere grafiche che gettano una nuova luce sulla figura di Frida Kahlo. Il corpus disponibile per ricostruire la vita dell’artista e l’estetica della sua opera è quindi molto vasto.

Il percorso proposto è strutturato intorno a quattro sezioni attraverso le quali il curatore ha voluto dimostrare una forte, intrinseca, coerenza artistica. Gli ambiti  affrontati sono  la donna, la terra, la politica, il dolore. Attraverso queste quattro sezioni possiamo comprendere a fondo le tematiche principali che pervadono l’opere della pittrice. Il suo essere profondamente messicana, elemento che Frida esalterà anche attraverso il suo modo di acconciarsi e vestirsi ispirato alla tradizione; il suo essere donna che l’artista esprime nella passione amorosa travolgente e complicata verso Diego Rivera che sposerà due volte tra reciproci tradimenti e nel desiderio di essere madre che non riuscirà mai a realizzare; il suo resistere alla sofferenza, alla malattia, agli incidenti, agli eventi che dovrà sopportare nella sua breve ed intensa esistenza.

Tra le opere esposte ve ne presentiamo alcune che abbiamo trovato particolarmente significative e che portano al cuore della pittura di Frida Kahlo, un’arte fortemente simbolica dove il senso di sé, della propria vita e della propria sofferenza,  si inserisce in una dimensione universale che passa attraverso l’attaccamento alla tradizione della propria terra non senza apertura verso tematiche orientali e iconografie della pittura occidentale.

La colonna Spezzata 1944 olio su tela 40 x 30 cm Museo Dolores Olmedo, Città del Messico



Questo autoritratto è tra i più drammatici nella vasta produzione della pittrice e ci mostra una colonna spezzata di marmo al posto della colonna vertebrale. L’allusione è alle fratture subite dalla donna a causa di un incidente ed al calvario, conseguente agli interventi dovuti subire, fatto di lunghi periodi in cui fu costretta a letto a ai busti, anche di metallo che dovette portare. In questo dipinto il corpo sembra essere tenuto insieme dalle cinghie ma ormai prossimo al disfacimento. Le lacrime che solcano il viso dell’artista non sono trasparenti ma sembrano di latte, probabile riferimento al dolore per la mancata maternità. Il frutto del seno diventa lacrima amara. Una moltitudine di chiodi conficcati nel corpo alludono al martirio dovuto sopportare dalla pittrice.

Il cervo ferito 1946 olio su tela cm 24 x 30 collezione privata

In questo piccolo quadretto Frida Kahlo si ritrae nel volto di un cervo giovane e scattante, nessuna delle sue zampe tocca terra. Il corpo dell’animale è però trafitto da nove frecce forse alludendo all’iconografia di San Sebastiano Martire. La scena è ambientata in un bosco con alberi spogli e secchi, ma ai piedi del cervo vediamo un ramo fiorito che potrebbe fare riferimento ad una imminente rinascita dopo la morte che l’artista sentiva prossima. Sullo sfondo nubi minacciose sono presagio di sventura.

L’abbraccio d’amore dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xòloti 1949 Olio su masonite 70 x 60,54 cm Jacques and Natasha Gelman Collection., New York



In questo dipinto, tra i più complessi a livello simbolico, domina la logica dell’alternanza, del dualismo che affonda le radici nella tradizione messicana ma anche in quella orientale dello yin e yang. L’entità esterna più grande che tutto abbraccia è l’universo; poi troviamo l’immagine della terra che ha dato la vita a Frida Kahlo, e che quindi è la personificazione del Messico, visto come una grande madre dal cui seno scende il latte. Questo dettaglio si riflette invece nel sangue che sgorga dal seno di Frida e rappresenta la sofferenza per i tre figli persi, dolore attenuato da Diego Rivera che la pittrice tiene in braccio come fosse un bambino, ma illuminato dal terzo occhio che allude alla saggezza. A completare la sequenza vediamo il cane,  Xòloti che offre un’immagine di fedeltà e complessiva serenità raggiunta. Ma anche in questo equilibrio dal sapore cosmico Frida Kahlo inserisce un elemento di incertezza e indeterminazione; le radici che dovrebbero essere ancorate alla terra, penzolano senza appiglio sottolineando la consapevolezza della precarietà del momento.

Per evitare lunghe code, soprattutto nel fine settimane e nei giorni festivi, si consiglia la prenotazione del biglietto.

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