MOSTRA ARCIMBOLDO A PALAZZO BARBERINI, ROMA. RECENSIONE

MOSTRA “Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna” – RECENSIONE
27 dicembre 2017
MOSTRA BERNINI GALLERIA BORGHESE, ROMA. RECENSIONE
3 gennaio 2018

Roma, Palazzo Barberini, fino all’11 febbraio 2018

La figura di Giuseppe Arcimboldo è tra le più interessanti del cinquecento, ammirato in vita negli ambienti di corte e studiato con interesse nel novecento  in ambito surrealista. Il pregio maggiore della mostra in corso a Palazzo Barberini a Roma è quello di superare il puro stupore per l’abilità tecnica e l’inventiva dell’artista nella creazione di inganni percettivi e di calarlo piuttosto nel contesto storico, quello di Milano, Vienna e infine Praga. Il percorso espositivo è strutturato in sei sezioni e si parte appunto dal periodo formativo milanese. Nella città lombarda ancora si sente potente, attraverso i tardi discepoli e  seguaci, il passaggio di Leonardo che lasciò un segno indelebile nella scuola locale. Detto solo per inciso, alla Galleria Borghese di Roma che ho visitato lo stesso giorno della mostra, la stanza dedicata al cinquecento lombardo testimonia il marchio leonardesco su pressoché tutta la produzione regionale dell’epoca. Discorso a parte andrebbe fatto sul Bramantino, pittore talmente originale e di carattere da restare immune dall’influsso leonardesco, ma il tema esula questo breve resoconto. Tornando a noi, da segnalare di questo primo periodo il disegno da parte dell’Arcimboldo di alcune vetrate del Duomo di Milano, l’interminabile fabbrica che ha attraversato i secoli.

Giuseppe Arcimoldo, Autoritratto Autoritratto (“L’uomo di Lettere”), 1587,



Il pittore viene quindi chiamato da Massimiliano d’Asburgo alla corte di Vienna e poi a quella di Praga preferita dal successore Rodolfo II. L’Arcimboldo assume molteplici incarichi a corte, é ritrattista ma è anche coreografo e scenografo delle feste e delle manifestazioni. In questa seconda sezione della mostra sono riportate alcune delle più belle versioni delle più celebri serie di composizioni, quelle dedicate alle quattro stagioni e ed ai quattro elementi. L’artificio è noto. Per rappresentare l’acqua ad esempio, l’artista assembla in un profilo umano pesci ed elementi marini; quanto più ci avviciniamo al quadro tanto più ammiriamo la precisione naturalistica di ogni singolo animale o vegetale, quanto più ci allontaniamo tanto più l’inganno ottico ricompone la forma della testa e del busto.

Giuseppe Arcimboldo, L’Acqua (1566), Olio su legno di ontano, 66,5×50,5 cm – Vienna, KunsthistorischesMuseum, Gemäldegalerie

La terza sezione è dedicata agli studi naturalistici ed alle camere delle meraviglie, le Wunderkammer ovvero raccolte spesso eccentriche di oggetti curiosi, naturali o manufatti. Tali raccolte riflettevano l’interesse per l’esotico e per il nuovo con il quale il mondo europeo entrava in contatto a seguito della scoperta dell’America e dei viaggi pionieristici ai confini del mondo. Non mancano, a completare queste rassegne del curioso, anche i dipinti come quello celebre di Lavinia Fontana che ritrae Antonietta Gonzalez, dedicati agli irsuti, personaggi ipertricotici che venivano presentati nelle corti come puro intrattenimento.

Lavinia Fontana, Ritratto di Antonietta Gonzalez (1595 circa) Olio su tela, 57×46 cm – MuséeduChateau de Blois



Su questo tema si apre una riflessione sull’opera di Arcimboldo, artista di robusta preparazione e ne sono la prova ad esempio i disegni proposti nel percorso espositivo, ma che deve il suo successo ad esigenze che oggi potremmo chiamare di intrattenimento. I suoi inganni erano evidentemente una attrazione irresistibile e rappresentavano qualcosa di davvero unico ed ambito a corte. Arcimboldo rispose a questa richiesta, così come altri artisti risposero ad altri generi di committenze, vuoi religiose, di ritratto ecc., con invenzioni sempre più sofisticate supportate da cura scientifica per il dato naturalistico e prodigiosa inventiva. Divertissement o intrattenimento che sia, quelle dell’artista sono  opere di ingegno non comune che denotano peraltro una cura miniaturistica del dato naturale ed una tavolozza brillante e variegata.

Giuseppe Arcimboldo, L’Ortolano (Priapo) / Ciotola di verdure (1590-1593 circa), Olio su tavola, 35,8×24,2 cm – Cremona, Museo Civico “Ala Ponzone”

La quarta e la quinta sezione sono dedicate rispettivamente alle teste reversibili ed alle composizioni. Il cuoco e l’ortolano sono due eccellenti esempi di teste reversibili ovvero di ambigue nature morte che ruotate di 180° diventano forme umane.  Nel percorso espositivo è possibile apprezzare immediatamente tale reversibilità grazie alla presenza di specchi. La sezione dedicata alle composizioni mi fa pensare alla mostra attualmente in corso a Milano  dedicata al pittore giapponese Kunyoshi (qui la recensione). E’ interessante come in epoche e culture così lontane sia stato vivo l’interesse per complesse composizioni capaci di ingannare l’occhio. Ed in fondo torniamo di nuovo ad uno dei  temi più sfidanti della pittura e che ne rappresenta anche il senso ultimo: la finzione, la finta rappresentazione della realtà – più o meno veritiera, surreale o astratta – su un piano bidimensionale.

Giuseppe Arcimboldo, Il Giurista (1566), Olio su tela, 64×51 cm – Stoccolma, Nationalmuseum



L’ultima sezione della mostra, dedicata alle pitture ridicole, torna idealmente dove era partita ovvero a Leonardo che introdusse nell’ambiente lombardo la tradizione della caricatura fisiognomica. Due sono le opere celeberrime dell’Arcimboldo presentate, il Giurista ed una copia del Bibliotecario. Interessante, a chiusura del percorso, anche la citazione della Accademia della Val di Blenio, un consesso di artisti milanesi tardo manieristi che per il gusto del grottesco e del farsesco si ispiravano al genio di Vinci. Del Lomazzo,  principale esponente del gruppo, è presente un efficace autoritratto proveniente da Brera. Sig MQ

Comments are closed.