MOSTRA BERNINI GALLERIA BORGHESE, ROMA. RECENSIONE

MOSTRA ARCIMBOLDO A PALAZZO BARBERINI, ROMA. RECENSIONE
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Fino al 4 febbraio 2018

Uno dei tanti pregi della Galleria Borghese è quello di avere un percorso espositivo molto semplice: l’anello al piano terra e poi le sale al piano superiore, senza alcun rischio di perdersi sezioni  e quindi capolavori. Un po’ meno immediato è entrare: è necessario il biglietto a fascia oraria. Attenzione quindi, munitevi in anticipo di tagliando e diritto di accesso ad un orario prefissato, gli ingressi sono contingentati cosa che garantisce un percorso poco affollato e tutto da godere.  L’alternativa è sostare in biglietteria nell’attesa del primo scaglione libero. Dopo queste indicazioni – ci teniamo perché la nostra attività di resoconto delle mostre è pensata anche per chi poi realmente le intende visitare, come diciamo da sempre secondo una logica “da appassionato ad appassionato” – passiamo all’esposizione dedicata al Bernini che si inserisce, diciamolo subito, in totale naturalezza nel percorso museale.

Salone di Galleria Borghese




Dove, se non la Galleria Borghese , che conserva i principali gruppi scultorei del Bernini poteva ospitare una mostra su questo gigantesco maestro del barocco? La mostra che prosegue sino al 4 febbraio 2018  intende celebrare i venti anni dalla riapertura della Galleria Borghese che già due decenni orsono aveva organizzato  Bernini scultore: la nascita del Barocco in Casa Borghese percorso che intendeva omaggiare l’artista più rappresentativo della propria collezione nei primi anni di attività. La nuova mostra che si intitola semplicemente Bernini, intende invece, attraverso un nutrito numero di prestiti,  approcciare l’artista a tutto tondo ovvero in tutte le sfaccettature della propria lunga  e intensa attività, non solo scultorea, che percorre ben nove pontificati.

Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne, 1622-25, marmo (dettaglio)

A proposito di prestiti e visto che il nostro punto di vista è quello del visitatore, che spesso arriva da molto lontano e non di rado ammirerà per l’unica volta nella vita questa galleria, va ricordato e rimarcato che di Caravaggio, l’artista più rappresentativo della collezione sul piano pittorico, mancano all’appello tre opere in prestito negli Stati Uniti per l’ennesima mostra dedicata al Merisi. Personalmente ho molto sofferto l’assenza almeno del San Girolamo e del Davide con la testa di Golia, due capolavori assoluti che non vedevo da diversi anni e che da soli valgono una collezione. Ma su questo tema, quello dei prestiti e dell’esigenza di fare mostre, soprattutto dedicate ai soliti noti e Caravaggio è uno di questi, scriverò in un’altra occasione.

Gianlorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, 1621,22, marmo




Il nucleo forte della mostra in corso restano i celeberrimi gruppi, quelli di Apollo e Dafne, del Ratto di Proserpina, di Enea ed Anchise (che dialoga nell’allestimento con lo stesso tema affrontato meravigliosamente su tela da Federico Barocci) e del David che rappresentano la pietra angolare del linguaggio spettacolare del barocco, che traduce moti d’animo, passione, violenza, turbamento in forme rese da un marmo mai parso sino a quel momento così malleabile, così teatrale, così vivo.

Ermafrodito

La mostra curata dalla direttrice della Galleria Anna Coliva e da Andrea Bacchi presenta 70 opere che approfondiscono i diversi ambiti dell’attività berniniana, dalla fase di apprendistato presso il padre Pietro ai gruppi realizzati su commissione dei Borghese e di Luigi XIV, dai putti realizzati in età giovanile ai numerosi busti. Ancora, sorprendono i bozzetti realizzati in marmo ed in terracotta, la pratica di restauro dell’antico (su tutti il celebre Ermafrodito proveniente dal Louvre per il quale Bernini realizzò il solo materasso) e la sorprendente produzione pittorica, raccolta in un’unica sequenza,  che comprende anche gli autoritratti attraverso i quali riconosciamo l’immagine iconica dell’artista.

Una sala della mostra con esposti gli autoritratti

Come detto il percorso si snoda con grande naturalezza, tra sale divinamente affrescate e capolavori pittorici appartenenti alla collezione permanente. Visto che noi di 1000quadri abbiamo una particolare passione per la pittura, oltre ai già citati Caravaggio (comunque presente ad esempio con la Madonna dei Palafrenieri) e Barocci, ricordiamo almeno i capolavori di Raffaello, Tiziano, Dosso Dossi, Domenichino, Antonello da Messina.



La sensazione, per chiudere questo breve resoconto, è che l’unicità e lo splendore della Galleria Borghese, dove spazi architettonici, decorazioni, sculture e dipinti diventano un’unica sonata del bello e dello spettacolare,  siano talmente forti da assorbire con nonchalance  decine di prestiti berniniani come compagni a braccetto per un breve viaggio, giusto la durata della mostra, nei fasti del barocco. Sig MQ

Foto di 1000quadri

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