MOSTRA CHAGALL. SOGNO DI UNA NOTTE D’ESTATE – RECENSIONE

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Chagall, Sogno di una notte d’estate, si propone come un’esperienza nuova e diversa rispetto alle mostre cosiddette immersive viste sino ad ora in Italia. Da questo punto di vista la mostra-spettacolo dedicata all’opera di Marc Chagall mantiene la promessa. Quello che emerge nei trenta minuti della durata dell’esperienza è effettivamente la presenza di una regia.

Immagini della mostra



Lo stordimento sensoriale, tipico delle mostre immersive, ha un senso, un filo conduttore, una logica ed una visione registica appunto che rappresenta senza dubbio un passo in avanti. Ma facciamone subito uno indietro per raccontarvi la mostra a partire dall’anticamera della stessa, appena dopo il varco di accesso,  dove è posizionato un semplice monitor che trasmette un video introduttivo a Chagall ed un pannello con le tappe principali della sua vita; poco o nulla quindi prima di entrare in sala, tutto o quasi è lasciato all’esperienza in sé.



Immagini della mostra

Sì,  perché concettualmente queste mostre sono pensate per un’unica grande sala (alla Permanente di Milano in verità ve n’è una seconda più piccola ed annessa che proietta però contemporaneamente alla principale, il medesimo filmato) dove il pubblico prende posto sedendosi in un numero limitato di gradoni  oppure restando in piedi. Al centro della grande sala è stata creata anche una impalcatura dove è possibile salire per avere una visione alternativa dello spettacolo comprese le proiezioni sul pavimento; alcuni grandi specchi sono invece posti in punti strategici per fare in modo che il pubblico seduto sul perimetro della sala possa avere percezione di quanto proiettato alle sue spalle.



Spente le luci, i filmati, replicati in maniera seriale fino ad occupare ogni angolo dello spazio, prendono il via  e subito abbiamo la sensazione di essere bombardati da una molteplicità di stimoli , fino quasi a toglierci il senso dell’orientamento. Le immagini delle opere di Chagall non sono statiche ma sono arricchite da animazioni ed effetti che rendono più movimentata ed in certi momenti anche più suggestiva la presentazione dei semplici quadri. Da questo punto di vista emerge, come anticipato, una visione registica dell’insieme, un tentativo di valorizzare il già ricco, variegato e colorato immaginario simbolico ed iconografico di Chagall. Dodici sono le macro sequenze nelle quali si snoda il filmato, ognuna dedicata ad un tema o ad un ambito dell’opera dell’artista, a partire dai dipinti che rievocono in chiave fiabesca la natia Vitebsk. Il mondo tipicamente sottosopra, fantastico, fuori dalle regole del pittore ben si addice ad una immersione nelle immagini. In certi momenti riusciamo ad entrare davvero nel cuore, nel senso profondo dell’opera di Chagall;  attraverso un pertugio onirico entriamo nel mondo di un’arte totale dove poeticamente gli animali suonano il violino, le pendole hanno le ali e gli sposi volteggiano sulla città.   Le sequenze abbracciano alcuni dei momenti più esaltanti della sterminata opera chagalliana, quali ad esempio la realizzazione degli affreschi per la cupola dell’Opéra Garnier di Parigi, le famose vetrate ed i mosaici. Non mancano i momenti più drammatici ed intensi, l’evocazione della guerra, i momenti della Passione di Cristo, ai quali si alternano frammenti di gioiosa vitalità come la rappresentazione del mondo circense tra cavallerizzi e trapezisti.

Immagini della mostra

La colonna sonora ha una valenza importante, direi fondamentale, quella che può avere in un film muto. La scelta dei brani non è semplice e non sempre pertinente. Si passa da Summertime all’immancabile Flauto Magico; forse una colonna sonora originale potrebbe essere più opportuna per future iniziative, proprio  per dare una maggiore coerenza stilistica anche se, nel caso specifico di Chahall, ci si scontra con la grande varietà di forme, tematiche e tecniche che offre questo grande artista che, occorre ricordarlo, ebbe un’attività molto prolifica che copre quasi l’intero ventesimo secolo.  Il volantino della mostra ricorda l’offerta di attività didattiche per i bambini che erano effettivamente presenti molto numerosi e, mi sento di dire, con un buon livello di coinvolgimento e attenzione. La mia personale seconda visita ad una mostra immersiva si chiude complessivamente in modo positivo.

Immagini della mostra



La presenza di una regia sposta un po’ più in alto il livello dell’asticella; qui è presente almeno l’idea di entrare nel senso dell’opera dell’artista, non attraverso strumenti critici ma tramite la tecnologia. Assolutamente sbagliato è quindi il confronto con una mostra di reali dipinti, disegni ed opere di Chagall ma proprio per questo fondamentale è l’operazione di informazione da trasmettere al pubblico che, sempre più distratto dal bombardamento di offerte e stimoli rischia di non comprendere esattamente a cosa va incontro. Ci troviamo quindi  di fronte ad un intrattenimento che punta alla qualità attraverso la  rielaborazione delle immagini delle opere nel rispetto della poetica dell’artista. Il tutto viene confezionato pensando a spettatori sempre più abituati alla toccata e fuga nel flusso incessante di immagini e se i bambini non cercano di toccare le pareti per voltare pagina, come su un tablet, già è una piccola conquista.  Sig MQ

Foto di 100quadri

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