MOSTRA CARAVAGGIO A MILANO – RECENSIONE

MOSTRA “UN’ETERNA BELLEZZA ” AL MART DI ROVERETO – RECENSIONE
22 Settembre 2017
Rembrandt o non Rembrandt?
7 Ottobre 2017

Milano, Palazzo Reale, fino al 28 febbraio 2018

L’attesa della mostra “Dentro Caravaggio” è stata davvero febbrile, con l’annuncio da parte degli organizzatori di numeri da record nelle prenotazioni. Questa volta ho voluto andarci subito il primo giorno sia per appurare i contenuti della mostra, sia per evitare code. Il punto di vista di 1000quadri.it è quello dell’appassionato che, abbagliato dalla fiamma dell’arte, prende e parte a visitare mostre e musei. Quando potremo anticipare qualche spunto di riflessione  e dare qualche consiglio per la visita, avremo assolto al nostro compito.

Primo punto da sottolineare: “Dentro Caravaggio” è completamente dedicata al Merisi con una ventina di opere provenienti da ogni parte del mondo. Per questo non stonerebbe nemmeno il titolo “Solo Caravaggio” giusto per chiarire che le opere del  Maestro sono veramente tante e non, come accade talora,  solo un paio utilizzate in titoli roboanti come specchio per le allodole.

Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Giovanni Battista, 1604, olio su tela, cm 173,5×133. Museo Nelson-Atkins, Kansas City




Il percorso espositivo si snoda al piano nobile di Palazzo Reale di Milano, proprio accanto al Duomo e segue uno schema ben preciso e ripetitivo. Ogni sala, che raccoglie una, due o massimo tre opere, è allestita attraverso pareti poste come isole nel mezzo degli spazi: da un lato di ogni parete possiamo ammirare un’opera, sul lato opposto viene proposto un breve video, semplice ma di immediata comprensione, che dettaglia quanto emerso in merito a quella precisa opera, dagli studi di diagnostica artistica. Il visitatore è portato così ad andare avanti ed indietro, per ritrovare nel quadro vero e proprio quanto evidenziato nei video esplicativi.

Eccoci al nocciolo ed al significato di questa mostra: si è voluto indagare, all’interno di un corpo significativo di opere del Merisi, la procedura e la tecnica del Maestro e la sua evoluzione nel tempo. Con strumenti quali la radiografia e la riflettografia i curatori hanno potuto rilevare alcuni punti chiave che riprendiamo sommariamente:

  • Il pittore fa un ampio uso di incisioni per fissare sulla base preparata della tela, alcuni punti o anche traiettorie del dipinto;
  • colpi di pennello vengono dati per fissare i principali punti di luce e di ombra;
  • il Merisi opera spesso con la tecnica cosiddetta “a risparmio” che consiste nel lasciare a vista la base preparatoria (realizzata con colori bruni nell’opera matura) soprattutto in corrispondenza dei profili dei personaggi ritratti nei dipinti.
  • dalle analisi radiografiche emergono dei ripensamenti, vengono cioè rivelate stratificazioni pittoriche successive che correggono le precedenti fino al risultato finale così come  ci appare a vista nell’opera.  A dir la verità tali ripensamenti sono abbastanza limitati quasi a confermare il carattere deciso dell’artista.
  • secondo la tradizione Caravaggio non utilizzava disegni preparatori e nemmeno disegnava sulla tela. Le indagini rivelano invece un utilizzo di pennello scuro direttamente su tela. Per quanto moderato quindi il disegno a pennello era una tra le tecniche di impostazione compositiva utilizzate dal Merisi.

Un esempio di video che presenta la diagnostica artistica

Ma accanto a questi tecnicismi che rappresentano il supporto scientifico all’esposizione, il percorso tra le opere è da brivido con cinque o sei capolavori assoluti.

Il primo quadro in mostra è Giuditta e Oloferne proveniente da Palazzo Barberini di Roma. Si tratta di una delle opere più conosciute e cruente di Caravaggio, riscoperta solo nel novecento grazie ad un restauro commissionato da un collezionista privato. L’opera è complessa sul piano psicologico pervasa di erotismo e morte. Tra i tanti spunti che offre il quadro segnalo la donna anziana, serva di Giuditta,che  assiste allo sgozzamento e quasi per riflesso condizionato serra il drappo che ha in mano come a voler sgozzare a sua volta  Oloferne. Una sorta di corrente ad alta tensione  corre nel dipinto e raggiunge con un brivido lo spettatore: per me un capolavoro assoluto.

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Giuditta e Oloferne, 1599 circa, olio su tela, cm 145×195. Galleria nazionale di arte antica, Palazzo Barberini, Roma



Il San Girolamo penitente del 1505 circa proveniente da Montserrat è un’opera che ci suggerisce la dimensione della  portata di Caravaggio sulla pittura del seicento. Quanto può avere influenzato un dipinto come questo il De Ribera che costruirà la sua cifra stilistica proprio estremizzando la rugosità dei volti, il rilievo delle vene,  i tendini e i muscoli in tensione, le pieghe della pelle ?

Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Girolamo in meditazione, 1605 circa, olio su tela, cm 118×81. Museo del Monasterio de Santa Maria, Montserrat

Il martirio di Sant’Orsola proveniente da Napoli è l’ultima opera dipinta dal Caravaggio, realizzata in condizioni psicologiche estreme con l’artista, sul quale pende la pena capitale, in disperata fuga.  Il dramma è palpabile , la pittura veloce e cupa. Fissandoci sul busto di sant’Orsola ci rendiamo conto di come Caravaggio sia quasi monocromatico. Il volto, il petto , le mani sono di un grigio livido senza tempo, potrebbe essere pittura uscita dal novecento. Come Tiziano e Rembrandt, anche l’estremo Caravaggio seppur molto più giovane, ha una accelerazione stilistica che lo porta a bruciare i tempi di maturazione e a raggiungere  una libertà di espressione totale. Qui gli artisti più grandi abbandonano ogni schema e dialogano attraverso il linguaggio pittorico che padroneggiano ai livelli più alti, con il mistero della vita.

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Martirio di Sant’Orsola, 1610, olio su tela, cm 140,5×170,5. Palazzo Zevallos, Napoli

Consigli per la visita:

  • Prenotate il biglietto. La mostra si annuncia come una delle più visitate della stagione e prenotare il biglietto è assolutamente consigliato soprattutto per chi intende visitarla nei fine settimana. Di norma i picchi di visitatori si registrano la domenica pomeriggio, tenetene conto per evitare di stare in coda per ore.
  • Palazzo Reale si trova a fianco del Duomo quindi è ben servito con i mezzi a partire dalla metropolitana linee 1 e 3.
  • Adiacente Palazzo Reale si trova il Museo del Novecento, una tappa da non perdere per gli appassionati della pittura del secolo breve.
  • Segnalo, per chi intende visitare la mostra dal 30 novembre, che alle Gallerie d’Italia in piazza della Scala, a pochi minuti a piedi da Palazzo Reale, verrà proposta la mostra “L’ultimo Caravaggio, eredi e nuovi maestri”. Il percorso partendo proprio dal Martirio di Sant’Orsola, affronterà la vasta eredità pittorica  del Merisi.

L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri.

 



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