MOSTRA I MACCHIAIOLI. CAPOLAVORI DA COLLEZIONI LOMBARDE – RECENSIONE

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MILANO, GAM Manzoni dal  20 ottobre 2017 al 25 febbraio 2018

Con una fitta programmazione dedicata ai momenti più significativi del nostro ottocento, dai macchiaioli ai divisionisti, la GAM Manzoni è diventata negli ultimi anni un punto di riferimento per gli amanti della pittura  di questo momento storico che ha visto in Italia diverse e prolifiche scuole regionali.

Questa volta la galleria si è concentrata sulla pittura dei macchiaioli con oltre trenta dipinti provenienti da collezioni lombarde. Giusto per contestualizzare, per pittura “a macchia” i nostri artisti  intendevano la costruzione, nel quadro, del senso della profondità attraverso la sovrapposizione di macchie più chiare e più scure quindi tramite un procedimento che rendeva più immediato cogliere la percezione del mondo così come è realmente, senza enfasi e retorica.
Si tratta quindi di pittura antiaccademica e fuori dagli schemi che cercava un rapporto immediato e genuino con la vita che si manifestava nella sua quotidianità.

Ma torniamo alla mostra; varcato il civico 45 della centralissima  via Manzoni di Milano entriamo in una sorta di salotto dedicato agli appassionati d’arte, un paese delle meraviglie che non finisce di stupire e letteralmente si moltiplica in diversi spazi espositivi.

La prima visita, d’obbligo, è alla GAM, un piccolo ma accogliente spazio articolato in due sale. Nella prima il protagonista assoluto è Giovanni Fattori, il grande maestro dell’intero movimento che si conferma artista di livello superiore. Due soprattutto sono le opere che mi hanno abbagliato.

Giovanni Fattori, Silvestro Lega che dipinge sugli scogli, olio su tavola 12,5 x 28 cm




Una è  il celebre Ritratto di Silvestro Lega sugli scogli.  La piccola tavola datata 1866/67 è un esempio di pittura all’aria aperta (sì, proprio l’en plein air che ebbe molta più fortuna, anche critica, oltralpe) completamente fuori dagli schemi. Fattori ci mostra l’opera in fase di creazione e ci porta immediatamente a contatto col mestiere del pittore, in questo caso l’amico Lega seduto, piuttosto precariamente, sugli scogli.

Un altro capolavoro è Accomodatori di reti a Castiglioncello dove possiamo apprezzare come la macchia costruisca letteralmente la profondità del paesaggio assolato.

Giovanni Fattori, Accomodatori di reti a Castiglioncello, olio su tela 23,5 x 62 cm

Nella seconda sala il protagonista, anche in termini di numero di opere esposte, è Telemaco Signorini. Chiariamo subito, sono un ammiratore di questo pittore, ma le opere presenti, pur di buon livello, non reggono il confronto con quelle di Fattori.
Signorini dipinge ovunque, a Firenze, a Riomaggiore e nelle Cinque terre, a Siena ed anche per le strade di Edimburgo. Vedendo un certo numero di sue opere nella stessa stanza ho colto due tendenze di massima nella pittura di paesaggio, soprattutto urbana: l’artista dipinge scorci ora quieti e statici ora movimentati e chiassosi. La pennellata si fa necessariamente da una parte più precisa e solida, dall’altra più vibrante e veloce. Il miglior dipinto è probabilmente Settignano, una delle diverse varianti della piazza del paese che ci ha lasciato il pittore. Il sole spiovente, vediamo come l’ombra della testa del cane cada quasi perpendicolarmente, sembra rallentare e fissare ogni cosa. Alcuni personaggi sono seduti, degli altri avvertiamo il passo lento. I contrasti cromatici, il verde, il grigio, le terre, danno un senso di armonia alla composizione che ci mostra  l’impianto architettonico delle case con  due vie di fuga, una a destra dove si succedono diverse facciata ed una a sinistra con una scala.

Telemaco Signorini, Settignano, olio su tela 24 x 65,5 cm

Tra le opere esposte, sempre per quanto concerne il discorso della macchia, interessante è Marina a Castiglioncello di Giuseppe Abbati per l’atmosfera molto credibile e intrinsecamente coerente che il pittore riesce a dare al paesaggio che si dipana tra le trasparenze del ruscello che si riversa nel Tirreno in primo piano e la costa Toscana che si perde all’orizzonte.

Giuseppe Abbati, Marina a Castiglioncello, olio su tela 35 x 68 cm



Lega e Borrani completano la rassegna con  interni pregni di serena intimità, Vito D’Ancona sorprende con un piccolo nudo.

Usciti dalla GAM abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. All’interno del cortile si ha la possibilità di visitare altre due mostre ad ingresso libero; detto in termini molto poco ottocenteschi il senso è questo: “paghi uno prendi tre”. Evviva !

Bottegantica presenta, suddivisa in due sezioni, La raccolta Ingegnoli. Storia di una passione d’arte a Milano (aperta sino al 3 dicembre). I dipinti della raccolta sono di livello museale e ricordiamo, tra i tanti, i toccanti Sera di un villaggio. Il funerale di un bambino di Luigi Nono e La sedia vuota di Angelo Morbelli che rientra probabilmente nella serie dedicata al Pio Albergo Trivulzio.

Giovanni Boldini, Venezia 1907 circa, Olio su tela, 65 x 45 cm

Una menzione particolare va al sempre sorprendente Giovanni Boldini che in Venezia del 1907 ci mostra tutta la sua maestria. Con rapidi ed ampie sciabolate di pennello costruisce un paesaggio lagunare con le nere gondole in primo piano e poi, via via addensandosi la materia pittorica, dà forma alla sagoma scintillante di San Marco: come sempre, un fenomeno.

Mario De Maria, I monaci dalle occhiaie vuote, olio su tela 57,5 x 75 cm

Le Gallerie Maspes invece, sempre con ingresso dal cortile, presentano Capitani di un esercito. Milano e i suoi collezionisti (aperta sino al 20 dicembre).

Qui segnaliamo il divisionista Fornara dai toni simbolisti nella Leggenda alpina , lo scapigliato Ranzoni splendido ritrattista ne I tre amici dove naturalmente uno dei tre è un cane, ma soprattutto una sorprendente opera di Mario de Maria del 1888, I monaci dalle occhiaie vuote. Il dipinto, ispirato ad una leggenda, ci proietta nel più inquietante clima simbolista di fine secolo con un sinistro chiaro di luna che accende l’ampia fronte di un monaco. Un dipinto di grande forza magnetica tra abbagli luminosi e finestre sugli abissi. SigMQ

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