MOSTRA “Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna” – RECENSIONE

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Appena uscito dall’edificio rinascimentale che ospita la mostra mi sono voltato ad osservarlo un attimo cercando di abbracciare con un ultimo sguardo tutti capolavori raccolti. Ho scosso la testa: impossibile fare mente locale adesso. Un attimo dopo un gruppo di turisti inglesi mi chiede lumi sulla mostra, gli ho concretizzato la riflessione che stavo elaborando: “An impressive palace for an impressive exhibition. A colossal and beautiful exhibition for colossal dimensions paintings”. Racchiudendo più di quaranta artisti e oltre settanta opere, la mostra si propone, riuscendoci in pieno, di celebrare la stagione artistica del cinquecento fiorentino.

Bronzino, Cristo deposto 1543-1545 c olio su tavola 268×173 cm Musée des beaux-arts di Besançon.





Apre il percorso Il Dio fluviale di Michelangelo, un modello di argilla, terra, sabbia, fibre animali e vegetali che si pone dinanzi al fantastico dipinto “Compianto su Cristo morto” di Andrea Del Sarto.

Il percorso espositivo apre rapidamente al punto cruciale della mostra, infatti nella seconda sala troviamo esposte le tre deposizioni di Rosso Fiorentino, Pontormo e Bronzino. Spettacolari nella luminosità, nei rapporti, nella loro modernità, è inutile sprecare ancora parole su questi tre capolavori altresì è difficile descrivere la sensazione nel vederli affiancati, quanto facile è avviare lo studio sui rapporti cromatici e sullo stile come termine di paragone tra loro, per metterli in competizione.

Rosso Fiorentino, Deposizione dalla croce 1521 olio su tavola 375×196 cm Volterra, Pinacoteca e Museo Civico

Nella sala mi ha colpito il dipinto “Immacolata Concezione” di Giorgio Vasari conservato nella Chiesa dei Santi Apostoli a Firenze, maestosa e modernissima versione che non avevo ancora avuto il piacere di osservare dal vero.

Pontormo, Deposizione 1526-1528 circa Tempera a uovo 313×192 cm Chiesa di Santa Felicita, Firenze

Impressionante è la sala dedicata alle opere create nello spirito della controriforma, spicca “Cristo e l’adultera” di Alessandro Allori artista che del resto emerge anche nelle altre sale con “Ritratto di donna” e “Venere e Amore”. La sala genialmente dedicata alle “Allegorie e miti” dimostra come a Firenze, gli stessi artisti che eseguivano opere su commissione religiosa, concepissero opere di carattere sensuale, politico, allegorico, mitologico, culturale.

Alessandro Allori, Venere e Amore c1575-1580, Montpellier, Musée Fabre



La mostra si chiude con la sala che avvia la pittura fiorentina al ‘600, Santi di Tito giovane pittore fiorentino che guida le avanguardie si pone con una luce nuova ed è notevole la tecnica nella “Visione di San Tommaso d’Aquino” datata 1593.

Le opere esposte provengono da restauri appena effettuati, ho notato in alcune una pulitura forse oltremodo eccessiva, prevale tuttavia il piacere di riscoprirne la luce originale, se non oltre. Il percorso suddiviso in sette sale raccontato da artisti come Pontormo, Bronzino, Rosso Fiorentino, Alessandro Allori, Vasari, Giambologna, Michelangelo, Andrea del Sarto e gli altri, riesce in modo grandioso ed esaustivo a raccontarci l’atmosfera e i cambiamenti di quell’epoca culturale detta Rinascimento, che fece grande Firenze nel mondo. (MQ)

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