MOSTRA “COLORI E FORME DEL LAVORO. DA SIGNORINI E FATTORI A PELLIZZA DA VOLPEDO E BALLA” A CARRARA – RECENSIONE

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A Carrara, presso Palazzo Cucchiari sede della Fondazione Giorgio Conti è aperta fino al 21 ottobre la mostra ‘Colori e forme del lavoro. Da Signorini e Fattori a Pellizza da Volpedo e Balla’. L’esposizione, ideata e promossa dalla Fondazione Giorgio Conti e curata da Massimo Bertozzi Ettore Spalletti, è dedicata alla rappresentazione del mondo del lavoro nell’arte italiana tra l’Unità d’Italia e la Grande Guerra.

Ettore Tito (Castellammare di Stabia, 17 dicembre 1859 – Venezia, 26 giugno 1941) La pescheria vecchia, 1893 [Particolare] Olio su tela, cm. 130×200 Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma

“Carrara, la città ai piedi delle Alpi Apuane: montagne del marmo, delle forme, dei colori, montagne del lavoro, del coraggio, della fatica estrema, delle cave del David, della Pietà di Michelangelo, le montagne dell’Arte. Carrara sa di cosa si parla quando si tratta di Arte e di Lavoro e in questa mostra il tributo esce dal cuore. Si ripropone un tema smarrito, quello dello dignità dei semplici, attraverso la pittura dell’800 e primo ‘900 italiano che ebbe il merito di trattarla così intensamente al punto di subire una sorta di soffocamento dallo stesso collezionismo prima, dai più blasonati storici dell’arte dopo, che auspicavano la rapida buona notte a questo genere di pittura.

Francesco Gioli (1846-1922) Olio su tela, cm. 63×138 La sciabica

Per imprimere maggiormente il concetto, la Fondazione Conti e il curatore, hanno messo assieme una serie di capolavori provenienti da ogni zona d’Italia, dalla scuola macchiaiola, a quella divisionista schierando il top dell’arte moderna italiana, da dopo il Rinascimento e Caravaggio, con quei pittori che hanno rinunciato al guadagno facile per descrivere la condizione umana che sta dietro le quinte di ogni Belle Époque. Quello che mi ha colpito di più è stata la scelta contestuale delle opere subordinandola a periodi pressoché giovanili, mediamente attorno a quei 30 anni di età, riconducibili al magico momento nel quale si abbracciano nelle tele di ogni pittore gli animi della gioventù e la maturazione artistica. Sono rimasto piacevolmente colpito dalla ottima illuminazione, oltre al fatto, che con quei 10 euro strameritati, sia data in dotazione l’audioguida.

Angiolo Tommasi (Livorno 1858 – Torre del Lago 1923) Il rezzaglio, 1889 [Particolare] Olio su tela, cm 136×246 Patrimonio Artistico del gruppo Unipol

È una mostra che consiglio a tutti di vedere prima della chiusura dei battenti ormai prossima.”​ NICO

Eugenio Cecconi (Livorno, 8 settembre 1842 – Firenze, 19 dicembre 1903) Lavandaie di Torre del Lago Olio su tela, 51×107 cm. Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano

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