MOSTRA MAGRITTE LA LIGNE de VIE – RECENSIONE

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LUGANO, MASI

fino al 6 gennaio 2019

Magritte è una delle figure più importanti del surrealismo e dell’intera arte del Novecento. Le intuizioni del pittore belga sono parte dell’immaginario collettivo ma anche di quello dei professionisti della comunicazione.

L’arte di Magritte, come sottolineava il grande critico Federico Zeri, stimola il pensiero, ci induce ad andare oltre le apparenze.

 

La mostra che il MASI di Lugano ospita fino al 6 gennaio 2019 si propone, attraverso oltre novanta dipinti,  di dare una visione delle diverse fasi della carriera dell’artista, dalle esperienze degli anni ’20 fino all’affermazione internazionale del secondo dopoguerra.

Il filo conduttore della mostra è rappresentato da una conferenza che Magritte tenne nel 1938 dal titolo “la ligne de vie”, una delle rare occasioni nelle quali l’artista parlò apertamente e con chiarezza della propria ricerca, del proprio metodo, del proprio approccio alla pittura.

La mia personale valutazione intorno a questo maestro viene riconfermata dalla presente mostra. La forza di Magritte sta soprattutto nella capacità di ingannarci e spiazzarci sovvertendo l’ordine naturale delle cose.

Per questo la padronanza tecnica che il pittore conquista soprattutto dagli anni ’40, diventa fondamentale per realizzare pienamente il proprio progetto di pittura. La maggiore cura realistica dei dettagli figurativi porta Magritte a giocare pienamente la carta di un realismo più esasperato che viene reso appunto “surreale” dal contesto dissonante, dall’invenzione che sta alla base di ogni specifico quadro.

Magritte, La plain de l’air, 1940

In “la plein de l’air” del 1940 ad esempio il paradosso di un albero-foglia diventa più credibile immerso nel contesto di un paesaggio montano fortemente realista. Magritte riesce così a mettere in atto il gioco dei significati assurdi che stridono in una cornice perfettamente plausibile ai nostri occhi.

Un altro aspetto chiave della pittura dell’artista belga è che più gli oggetti sono comuni, più ci sono famigliari come appunto possono essere un albero, una foglia, una mela, un paio di scarpe, e più diventano oggetto della sua attenzione e manipolazione. Più il paradosso richiamerà un aspetto del nostro quotidiano e più forte sarà lo shock causato dal contrasto di significato creato dal pittore.

Il titolo delle opere ha un ruolo importante, ma non tanto nella direzione di una maggiore chiarezza intorno al significato del quadro, quanto come mezzo per confondere ulteriormente le acque e se possibile allontanare lo spettatore dall’opera. Il titolo è una modalità introdotta da Magritte per preservare l’integrità del lavoro e spostare l’attenzione altrove.

E’ evidente che quello dell’artista belga è un gioco sottile, molto fine ed acuto come ben aveva colto Federico Zeri. Un gioco al quale siamo tutti invitati.

La mostra è in fase di chiusura e per questo mi permetto una valutazione. Magritte, così amato dai pubblicitari (ad esempio da Armando Testa), ha una tecnica molto prossima all’illustrazione. Per questo motivo è un artista che può essere goduto, più di tanti altri pittori più propriamente “di pennello”, anche da casa. Possiamo avere facilmente alla portata di mano un buon libro o una buona raccolta di immagini di questo grande artista,  potendo così godere di ripetuti stimoli per la nostra mente e la nostra immaginazione. (SIG1000quadri)

​Foto di 1000quadri

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