Rembrandt: La sposa ebrea

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La Sposa ebrea è una delle meraviglie conservate al Rijksmuseum di Amnsterdam.

Il Museo, dove Rijks significa semplicemente “pubblico”, conserva alcune delle più importanti opere di Rembrandt, da molti storici dell’arte considerato tra i più grandi pittoridi sempre. Personalmente amo da sempre questo artista sublime e condivido la venerazione diffusa nei suoi confronti; la Sposa Ebrea è qui a dimostrarcelo.

Il dipinto di dimensioni importanti cm. 121,5 x 166,5  si trova in una nicchia del museo dove sono conservate altre opere capitali del pittore olandese: “I sindaci dei drappieri”, “Il figlio Tito in abito da monaco” ed un tardo autoritratto. Uno dei più preziosi angoli artistici al mondo quindi se consideriamo che a pochi metri è conservata anche “La Ronda di notte” altro sommo capolavoro di Rembrandt e forse la sua opera più conosciuta e paradigmatica nella sua complessità e monumentalità.

Rembrandt Harmenszoon Van Rijn. La Sposa ebrea, 1665, olio su tela, cm 121.5×166.5. Rijksmuseum Amsterdam

 



Il titolo “La Sposa Ebrea” è quello attribuito per tradizione ma non fa luce sull’evento descritto. Si propende piuttosto a far risalire l’episodio descritto a quello biblico di Rebecca ed Isacco. I due protagonisti emergono da uno spazio  poco definito in ombra. Scorgiamo appena nell’ambiente circostante un vaso con una pianta ed un ingresso ad arco. Rembrandt sottolinea buona parte del profilo dei due personaggi con zone di oscurità marcata creando quindi uno stacco più forte con lo sfondo, uno degli artifici spesso utilizzati dall’artista che sembra far emergere le sue creature da una dimensione sconosciuta e di confine. Ma il grande prodigio del dipinto è quello coloristico. Un recente restauro ha portato alla luce le tinte strabilianti, le terre, gli ocra, i rossi che contraddistinguono l’opera matura dell’artista. Quello che ho trovato davvero shoccante, al limite dello stordimento e dell’incredulità, trovandomi di fronte a questo dipinto, è la qualità materica del colore, così forte ed espressivo da ribollire come magma incandescente sulla superficie della tela. Una multi-dimensionalità  che in realtà non è solo prospettiva che inganna facendoci percepire le tre dimensioni su una superficie bidimensionale, ma che aggiunge alla profondità percettiva  anche dimensioni emotive ed espressive senza tempo. La Sposa ebrea traduce in pittura la teoria della relatività  e il principio di indeterminazione. Le dimensioni di spazio e tempo codificate dalla fisica newtoniana entrano nel mondo del possibile e dell’indeterminato. Questa è massima espressione dell’arte che ci allontana dalle categorie del quotidiano, e apre porte di ingresso verso mondi altri e sconosciuti,verso universi paralleli. Tutto questo senza bisogno di correre a velocità prossime a quella della luce o di imboccare i tunnel del Cern.

Vincent van Gogh oltre due secoli dopo riprese, in altro ambiente e contesto storico, il testimone di Rembrandt. Van Gogh amava la Sposa Ebrea e queste sono le sue parole che ce lo testimoniano “Credimi, e dico sul serio: darei dieci anni di vita per poter rimanere due settimane davanti a questo quadro con solo una crosta di pane secco da mangiare”. E le ultime opere di Vincent, allo stesso modo, con la densa materia pittorica e e la loro forza espressiva visionaria, sono veicoli capaci di trasportarci in altre dimensioni.

Nell’opera di Rembrandt l’intreccio squisito delle mani, le espressioni dolci ed amorevoli dei volti, la preziosa resa dei monili – bracciali, collane, anelli, orecchini – le increspature delle maniche delle vesti  sono dettagli di pittura di qualità altissima. Un dipinto di forza assoluta, uno dei capolavori dell’arte mondiale.

 

Rembrandt van Rijn, Ritratto di famiglia, . 1668, olio su tela, cm126 x 167. Herzog Anton Ulrich Museum, Braunschweig

 

C’è un ulteriore dipinto del pittore di pochi anni più tardo, il Ritratto di famiglia conservato Herzog Anton Ulrich Museum, Braunschweig, che pare essere l’ideale prosecuzione della Sposa ebrea.



Il dipinto ha una impostazione simile; i due coniugi però sono in compagnia dei figli e inseriti in un contesto del tutto neutro con uno sfondo  privo di riferimenti. Possiamo azzardare una narrazione: il matrimonio ha portato alla costruzione di una famiglia. I tratti fisiognomici soprattutto della madre ed anche la posizione della testa, rimandano al quadro precedente. Visto in prospettiva il gesto dell’uomo nel primo dipinto che va a proteggere il seno della donna sembra prefigurare la nascita dei figli.

Nel Ritratto di famiglia, una delle ultime opere realizzate da Rembrandt nel 1668, la pittura si sgrana ulteriormente ed è stesa approssimativamente sulla tela con l’ausilio delle dita e della spatola. L’artista si concentra totalmente sulla dinamica degli affetti, sentiamo tutta la partecipazione del pittore nel trasferirci un momento profondo di amore che pervade tutti i protagonisti ma  sentiamo e sappiamo anche della sofferenza trattenuta del pittore che aveva vissuto in prima persona la perdita di tanti amati cari, mogli e figli. Questa volta è il bambino che poggia la manina sul seno della madre, un ultimo contatto dolcissimo al quale Rembrandt sembra attaccarsi prima di lasciarci. Sig MQ

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