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La mostra in corso a Palazzo Reale è l’occasione per avere un’idea a tutto tondo di una delle figure artistiche più interessanti della Parigi di fine ottocento.

Il punto di vista di Toulouse Lautrec è molto particolare; nato da una famiglia aristocratica e condizionato dalle menomazioni fisiche (soffriva di picnodisostosi, una malattia genetica che porta al nanismo), l’artista lascia gli agi della casa natale di Albi e si stabilisce a Parigi frequentandone i bassifondi.



Il pittore è uno dei cronisti per eccellenza  della cosiddetta Belle Epoque, ma a dispetto dell’iconografia spensierata che siamo soliti associare a questo periodo, quella che emerge nei suoi lavori è una vita malinconica, una realtà vera, mai idealizzata.

Alcune opere in mostra

Toulouse Lautrec, e questo è uno degli aspetti decisivi della sua arte,  coglie nei personaggi l’essenza della  realtà senza pregiudizi, svela i sentimenti che i personaggi raffigurati avrebbero tenuti nascosti.

Pur in contatto con gli artisti dell’epoca, ad esempio Van Gogh che ritrasse nel periodo del suo soggiorno parigino, Toulouse Lautrec  non appartiene a nessuna scuola e dà vita ad  un nuovo e personalissimo realismo che potremmo definire provocatorio, soprattutto in relazione all’epoca. Da lui  il testimone verrà trasferito ad altri artisti estremi e cronisti impietosi della realtà sociale, come Otto Dix, protagonista della Nuova Oggettività nel periodo tra le due guerre in Germania e poi a Bacon, il pittore capace di raffigurare la  bestialità umana postatomica.

Quando Toulouse Lautrec muore non è conosciuto a livello internazionale ma solo dalle avanguardie;  il Picasso del periodo blu ad esempio inserisce in una sua opera  proprio un quadro del francese. I genitori vorrebbero donare le sue opere a Parigi ma l’offerta viene rifiutata e verrà pertanto finanziato un museo ad Albi che tutt’ora conserva la maggior parte delle sue opere, alcune delle quali prestate a Palazzo Reale.

La mostra esamina diversi aspetti dell’arte di Toulouse Lautrec. Incontriamo il disegnatore attraverso le incisioni e poi il colorista molto criticato all’epoca sia nei dipinti sia nei manifesti.

Uno degli aspetti più interessanti dell’esposizione milanese è proprio la presenza della collezione completa dei suoi 22 manifesti, con gli studi preparatori e i bozzetti. Protagonisti della cartellonistica sono personaggi come la celebre Goulue e Jane Avril protagoniste del mondo dei locali notturni a Montmartre, quali il Moulin de la Galette e il  Divan Japonais,.

La sala dei manifesti

Sul piano artistico i maggiori debiti di Toulouse Lautrec sono il Giapponismo, che influenzò molti artisti attivi a Parigi negli ultimi decenni dell’ottocento, e la Fotografia

Da quest’ultima  l’artista trae l’importanza di cogliere l’attimo, l’istante. In prima persona non fa fotografie ma si offre come modello per scatti  anche trasgressivi, giocando spesso con la sua immagine, fino al ridicolo. Esiste un solo autoritratto, il “ritratto allo specchio” del 1880  esposto a Palazzo Reale.

 

Autoritratto




In compenso Toulouse Lautrec è un grande ritrattista che mira a rappresentare  l’essere umano donandoci un’ immagine che va in  profondità ed è  pervasa di grande umanità.

Il percorso espositivo si dipana partendo dalle opere giovanili con prestiti importanti da musei internazionali (Whashington, Londra, etc), per proseguire con i manifesti della vita notturna parigina e le biografie di attrici e attori che la popolano.

I ritratti presenti sono soprattutto delle ragazze presenti nelle case chiuse con cui Toulouse Lautrec  trascorre molta parte del suo tempo. Il pittore ha una grande modernità di occhio. Le ragazze sono raffigurate nei comportamenti di tutti i giorni, mentre si vestono, si lavano, si pettinano e anche mentre dormono beatamente fra i guanciali.

Alcune opere in mostra

La mostra si chiude con la sezione dedicata alle Affiche  dalle quali emerge l’attenzione per i riti della vita moderna attraverso la rappresentazione di ciclisti e automobilisti.

L’allestimento mostra una grande cura nell’utilizzo dei colori. Le pareti dove sono appesi i manifesti sono  color pesca per  ricordare gli intonaci degli esterni parigini dove venivano realmente affissi.

I pannelli sono invece rossi e riprendono il medesimo rosso utilizzato da Toulouse Lautrec. Ogni artista ha infatti il “suo” rosso (Tiziano, Caravaggio, Rembrandt, etc.) e l’allestimento ha voluto sottolineare questa particolarità coloristica

 

 



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