MOSTRA “UN’ETERNA BELLEZZA ” AL MART DI ROVERETO – RECENSIONE

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Rompo subito gli indugi: se avete la possibilità di organizzare una visita al Mart di Rovereto, non esitate e fatelo entro il 5 novembre, data nella quale chiude la mostra “Un’eterna bellezza. Il canone classico nell’arte italiana del primo Novecento”. Il titolo è decisamente esaustivo e ci proietta in quella fase della storia dell’arte ed in particolare della pittura racchiuso nei primi decenni del secolo breve, che vede la fioritura di una nuova figurazione sospesa tra la riscoperta del passato e l’aderenza alla contemporaneità.  Il passato al quale alludo è quello più nobile, quello del Rinascimento italiano, al quale molti pittori a partire dagli anni ’20, guardarono con ammirazione. L’immagine scelta dai curatori è in tal senso emblematica, il “Ritratto di Renato Gualino”  di Casorati, dove immediato si percepisce quel canone di bellezza che marca una sospensione, una fissità, un non tempo, che fa dialogare il dipinto coi modelli di Piero della Francesca.



Ma vediamo, sintetizzando in cinque punti – visto che le liste mi piacciono ma soprattutto sono funzionali per prendere la decisione di mettersi in viaggio – perché raggiungere una meta come il MART di Rovereto, non proprio sulle principali traiettorie, ma comunque assai bene servita ed a poche decine di chilometri da Verona.

1. La mostra indaga uno dei momenti più interessanti della pittura novecentesca. Accanto alle avanguardie storiche, celebrate in ogni modo ed ovunque nel mondo,  il ventennio tra le due guerre vede emergere in diversi paesi una nuova attenzione alla figurazione classica. E’ un fenomeno evidente in Italia, ma anche in Germania con le molteplici scuole della Nuova Oggettività, ma anche in Gran Bretagna ad esempio. A tal proposito proprio in questa estate 2017 ad Edimburgo in Scozia è in corso una importante mostra “True Life” dedicata alla nuova figurazione, un primo tentativo in Gran Bretagna per riflettere sul cosiddetto “ritorno al’ordine”.

Giorgio de Chirico, “La matinée angoissante” (1912)

2. La stanza dedicata alla metafisica di De Chirico e del meno celebrato fratello Savinio, che apre e fa da preambolo allo sviluppo espositivo della mostra, è assolutamente di prim’ordine. E’ molto difficile ammirare in Italia  opere storiche degli anni ’10 e ’20 del genio di Volos. Purtroppo le collezioni straniere se le sono accaparrate in gran parte anticipando le nostre istituzioni e, detto sinceramente, le Piazze d’Italia ed i Manichini anni ’60 sono proprio una copia scadente delle intuizioni originali del Maestro della metafisica.

Felice Casorati “Maschere” 1921

3. Casorati, pittore che fu attivo a Verona prima di stabilirsi a lungo a Torino, è uno dei protagonisti assoluti di questa stagione artistica. Tra le diverse opere in mostra, che da sole valgono la visita, scelgo le Maschere. Questo dipinto mi pare una allegoria, una riflessione sul senso della pittura. Come nel teatro, al quale alludono le maschere, l’artista mette in scena una finzione su tela. La superficie bidimensionale del quadro diventa una scatola scenica, come il teatro, ed il gioco di specchi e riflessi, ci ricorda proprio questo inganno della creazione di uno spazio prospettico. Il quotidiano sembra inserito nel dipinto per riportarci alla realtà, fuori dal gioco della finzione. con il suo richiamo alla cronaca di tutti i giorni.

Mario Sironi “L’architetto” 1922-23 Collezione privata

4. Un altro gigante della nostra pittura novecentesca è Mario Sironi anch’esso presente con numerose e significative opere. Scelgo l’architetto dove sono evidenti alcune caratteristiche della sua pittura. Il personaggio è come scolpito sulla tela attraverso pennellate larghe che trasmettono un senso di grande monumentalità e solidità. L’architetto è un uomo sprofondato nell’antico e circondato da  citazioni classiche

 

Cagnaccio di San Pietro “Primo denaro” 1928

5. Una menzione per due pittori di spicco del ritorno alla figurazione anche se forse meno conosciuti dal grande pubblico. Uno è Cagnaccio di San Pietro del quale propongo Primo Denaro che mette in evidenza il carattere crudo e diretto del suo realismo che lo mette direttamente in relazione con la Nuova Oggettività tedesca.

Antonio Donghi “Il giocoliere” 1936

Il secondo artista è Antonio Donghi vicino al cosiddetto realismo magico, una delle più interessanti declinazioni internazionali della figurazione tra le due guerre. L’opera che propongo è il Giocoliere che ben trasmette un’atmosfera di sospensione del tempo, una sorta di respiro trattenuto e fissato per sempre che immortala il momento in bilico tra realtà e magia, dell’esibizione dell’artista circense.

A queste sintetiche indicazioni ne aggiungo altre strettamente legate al luogo che ospita l’esposizione:

    • il MART è opera davvero monumentale dell’architetto Mario Botta tutta da scoprire dal momento che  dall’autostrada del Brennero non si riesce nemmeno a scorgerla pur essendo veramente imponente.  Rimando alla scheda apposita della sezione del sito dedicata per un approfondimento:
    • La collezione permanente del MART, accessibile con lo stesso biglietto della mostra, è un valore aggiunto. Si tratta di una delle migliori collezioni permanenti di arte del novecento in Italia.
    • Il MART ospita, contemporaneamente all’Eterna bellezza, anche la mostra dedicata ad Armando Testa che indaga il rapporto tra il  pubblicitario ed i grandi comunicatori della pittura tra i quali, manco a dirlo,  Magritte e Warhol.
  • La casa museo Depero, accessibile con una piccola integrazione al biglietto di ingresso alla mostra, è a pochi minuti a piedi dal MART e rappresenta una piacevole sorpresa  per scoprire questo poliedrico artista di impronta futurista.




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